Attacco Hacker

Un furbo a caso è riuscito a creare qualche danno agli ultimi articoli e in modo random in varie aree del blog. La maggior parte del contenuto totale è stato ripristinato, mi scuso se avete trovato materiale schifoso in qualche post, purtroppo accade anche questo. Se vedete altro e mi è sfuggito avvisatemi. Grazie

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Bacon non mi fa dormire Distorcere la realtà, per svelarla

Ho passato una notte insonne, anzi più notti insonni di seguito. Questo mi succede quando penso troppo, ovvero, quando penso di non pensare e invece i pensieri e le loro immagini si nascondono e aspettano di uscire allo scoperto, proprio quando spengo la luce. Queste immagini sono cariche di un alone intenso, di diversi colori e sembianze. Sono rimasta molto colpita da un documentario su Francis Bacon, una sua lunga intervista degli anni ottanta. Pittore irlandese mancato nel 1992 dotato di una capacità espressiva incredibile e spesso violenta. I suoi dipinti inquietano, turbano e catturano, ti urlano addosso. E’ un urlo che non percepisci chiaramente ma ti richiama, ti risucchia e ti mette in allarme. A volte puoi sentirti giudicato, a volte inghiottito dai colori cupi e gotici. Cerchi di interpretare volti, parti di volto, immagini di corpi in movimento e li fissi, con attenzione, cercando di carpire messaggi tra le pieghe che si aggrovigliano e ti perdi tra colori, materiali e sfumature. Cerchi una forma che subito non viene, devi spostarti lontano dall’immagine intera per riuscire a catturare il significato, il tuo significato, non tanto quello sancito dai manuali di storia dell’arte. Poi ti riavvicini e osservi nuovamente, segui le forme, spesso circolari e ti gira la testa se le fissi, senti il movimento. Vorresti stare fermo ma non puoi o forse non vuoi, come non voleva Bacon che amava stare tra la gente e osservarla mentre si muoveva.

Immagine tratta da exibart.com

(Immagine tratta da exibart.com)

Il materiale umano si discioglie, diventa materia liquida. Si, sono immagini che colpiscono e possono agitare. Però ho voluto analizzare le parole di Bacon che lucidamente affermava di non voler raccontare storie, non aveva nulla da insegnare a nessuno. Voleva scioccare se stesso, voleva stupirsi, scuotersi, sfidarsi. Ispirato dalla fotografia e dal momento, qui e ora che racchiude la vita, si fissa e analizza con attenzione il lavoro di Eadweard Muybridge che nel secolo prima sviluppò un incredibile studio fotografico sul movimento dei corpi di animali e uomini.

E’ questo che mi ha aperto la via e mi ha dato il mio attimo giornaliero di illuminazione. Non avevo mai osservato Bacon in questo modo, pur avendone viste di mostre in suo onore. L’avevo un po’ snobbato pur amando i surrealisti e forse senza averli compresi mai. Bacon surrealista? Secondo me, no, non lo era.

Perché  dunque, dovrebbe tanto interessare a un consulente tutto questo, se non per interesse artistico e storico? Perché probabilmente è arrivato il momento che aspettavo senza sapere di aspettarlo. Il momento in cui gli interessi convergono verso un unicum prima incomprensibile e ora svelato. Nel mio studio quotidiano della Grafologia che implica quindi un approfondimento sulla Neurofisiologia e la fisiologia del movimento, mi chiedo ogni giorno dove abbiamo abbandonato questo ‘reale’ movimento. Oggi si usa dire “Sono sempre in movimento” ma è davvero così? Siamo sempre fermi anche se ci muoviamo, questo il mio parere. Ci spostiamo certo, dalla posizione A alla posizione B. Ma se andiamo a cercare il significato della parola dovremmo scorgere oltre a trasferire, spostare e mettere in moto, anche cangiare, cambiare… Osservando nuovamente le immagini dei ritratti di Bacon e tutti i suoi quadri ho deciso di seguire questa intuizione. Noi siamo fermi eppure dentro di noi moltissimi movimenti avvengono ogni frazione di secondo. Sono attimi di vita senza i quali non potremmo sopravvivere, eppure all’apparenza stiamo fermi. Eppure cambiamo dentro, migliaia di operazioni fisiche e chimiche avvengono tra le pareti dei nostri tessuti e nessuno se ne accorge da fuori. Ma cambiamo, invecchiamo, ci trasformiamo. Allo stesso tempo mi chiedo se il movimento che eseguiamo durante tutto il giorno anche in modo frenetico sia effettivamente produttore di cambiamento. Certo, come scrivevo qualche riga fa, ci spostiamo, ma muoversi, cambiare, trasformarsi muovendosi cosa significa? Che impatto ha tutto questo movimento nella nostra vita fisica emotiva e spirituale? Questo è un argomento di studio sul quale sto lavorando intensamente, mi piace molto scoprire in ambito aziendale come si debba procedere per produrre un cambiamento che sia reale e non sia solo spostamento. E soprattutto, il movimento ha davvero questa responsabilità? Deve cambiare?

In molte organizzazioni in cui le persone convivono da molti anni in uffici sempre uguali e statici si tesse una rete invisibile fatta di nodi relazionali e memorie. E’ un lenzuolo invisibile, spesso immobile, stantio e si percepisce. Una delle soluzioni messa in campo per prima è la riorganizzazione che è creazione di movimento, verticale o orizzontale all’interno della struttura e richiede a volte anche uno spostamento fisico di risorse e persone. Si remotizzano i lavori e si richiede flessibilità negli spostamenti. Si rivede anche l’ambiente di lavoro, si organizzano nuove procedure e tagliano costi, la maggior parte delle volte. Dopo un mese o due, sembra tutto diverso, grazie a nuovi e dipinti uffici oppure a nuovi interlocutori aziendali. Dopo un anno si ritorna alla situazione iniziale. Perché? Perché abbiamo prodotto solo spostamenti, non movimenti in grado di trasformare in modo alchemico e produrre nuove soluzioni e reale cambiamento.

Come fare? Se ti interessa approfondire questo argomento, segui il mio lavoro oppure contattami per una prima valutazione organizzativa. Scoprirai che approfondire questa tematica ti risparmierà molte fatiche.

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Ma dove vai se… te stesso non ce l'hai...

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Eh già … è da un po’, un bel po’ che non scrivo e mi è mancato.

Avevo bisogno che mi mancasse, che mi urlasse forte di tornare tra le righe di questo e altri luoghi. In realtà scrivo, ma scrivo su foglietti che si dimenticano facilmente quasi a farlo di proposito. In questo periodo sono inseguita da dubbi, molti dubbi e incertezze relative a un paio di questioni che mi stanno molto a cuore e che devo risolvere forzatamente. Uno dei due dubbi che corre lontano e libero nella mia mente si è scatenato durante la mia recente permanenza nei Paesi Bassi, in Olanda. Sono rimasta letteralmente colpita da questo popolo e dal suo ambiente, in particolare c’è una piccola città, Hoorn, che mi ha conquistata e mi ha fatto venir voglia di fare le valigie. Non tollero più questo ambiente Italiano bigotto e ristretto, ma è il mio paese, e non posso non amarlo nonostante i suoi difetti. So però che servirebbe una pausa, una pausa dettata da un luogo straniero, in cui anche l’esercizio del parlare in lingua diversa possa stimolare la mia mente, la mia inesauribile voglia di fare, che in questi mesi si è assopita, mentalmente parlando, perché annoiata dalle circostanze. E’ stato bello rimanere in sosta per ore nel Van Gogh Museum mentre fuori si combatteva in modo pacifico la lotta a suon di musica e colori per la difesa dei diritti di tutti (Europride 2016), penso che proprio l’Olanda e in particolare Amsterdam siano i luoghi ideali per queste manifestazioni.

Ho appreso da loro che tolleranza non significa accettare tutto, significa lasciare che ognuno sia in modo naturale e quando lasci che sia generalmente non è violento il suo modo e non è maleducato il suo dire e non è sbagliato o giusto il suo essere, è solamente diverso e per questo di grande valore.

Ho appreso che ho una nuova e grande voglia di tenere la valigia in corridoio e un occhio sempre vigile su jetcost e Pirati in viaggio per scovare qualche occasione, in questi giorni sto monitorando Becheler, il paese della Bretagna che ha una libreria ogni 44 abitanti. Un luogo simile va vissuto prima che capito, sarà impossibile da importare in Italia, sicuramente, ma qualcosa di diverso deve esserci per forza. L’idea sarebbe quella di installare una base in Bretagna con collaborazioni estere. Sto ragionando infatti sul alcuni format di libro illustrato che mi piacerebbe testare e mi servono teste, appunto.

E’ da molto tempo che sento parlare di consapevolezza, di registrare e scrivere obiettivi e fissarli e maturazione e ricerca spirituale, la libreria che ho parla molto di questi argomenti. Ora non è più il tempo di scoprire è arrivato il tempo di testare con mano le cose che si scopriranno strada facendo, senza aspettare.

Continua il mio percorso di pianificazione e ordine. Fare ordine e pianificare sembrano un gioco da ragazzi in realtà è complicato perché spesso se non hai avuto un modello di questo tipo semplicemente non lo conosci e se sei molto stanco e pigro, non hai nemmeno voglia di incontrarlo. Come scrissi un po’ di tempo fa, per motivi ovvi è entrato nella mia vita il metodo giapponese di Marie Kondo e l’ho testato e in parte ha funzionato, scrivo in parte perché non ho fatto alla perfezione tutto quello che ha indicato lei ma sicuramente ha aperto un varco nel mio modo di essere e non riesco più a tollerare quel gradito disordine di cui mi vantavo (il famoso disordine in cui si sa dove si sono messe le cose…stronzate, il disordine è disordine, punto) quindi ora sto lottando contro il mio modello, quello che mi sono sempre tollerata da sola e ho capito che è un percorso irreversibile e che in effetti quando cominci a fare ordine attorno, il benessere che senti attorno è incredibile ti fa stare benissimo.

Per quanto riguarda il mio challenge, il Miracle Morning, il mio feedback è il seguente: funziona, per le allodole… per le civette come me è sicuramente un metodo per fare più cose nel giorno, ma rimane il fatto che io funziono meglio come le civette, a partire da una certa ora in poi. La mia opinione rimane sempre la solita, cercare la propria chiave inglese della vita è il metodo migliore per uscire da ogni situazione.

La mia sveglia è alle 5.45 e alle 9 molte cose (non tutte) sono ok, il mio prossimo Challenge è ritornare a scrivere ma alla sera quando trovo uno spazio per me e posso chiudermi nel mio spazio e discutere un po’ con me stessa perché è questo che amiamo fare, giusto?

Modalità Italy On.

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Challenge 1 – Svegliarsi alle 5 del mattino Può fare la differenza?

miraclemorning

The Miracle Morning di Hal Elrod. Un libro non di recente pubblicazione e se ne parla ancora molto. Ho letto di questa ‘tecnica’ parecchio tempo fa e mi è sempre rimasta la tentazione di sperimentare. Per molti motivi tutti diversi non l’ho fatto ma è arrivato il momento, perché sono nuovamente in un periodo di grandi cambiamenti e questo è il momento giusto, lo sento. Credo infatti che sia necessario sentire le cose e non subirle e basta, solo per copiare, tanto non servirebbe a molto, va bene invece provare di persona e condividere (siamo o non siamo nell’epoca della condivisione globale?).

Il libro è in parte una autobiografia, del suo autore, Hal Elrod, che subì un gravissimo incidente in un periodo molto prolifico dal punto di vista lavorativo. L’incidente gli causò diversi traumi molto gravi, cerebrali e la morte ‘temporanea’ per arresto cardiaco, dal quale venne recuperato dal personale medico di rianimazione. Coma per una settimana e successivamente un lunghissimo periodo di interventi e convalescenza. Se non ricordo male, un anno di ospedale. Le prime ipotesi è che avesse problemi gravi di memoria, oltre alla impossibilità di camminare. Ora se visitate le  pagine del suo blog e in particolare i suoi video potete constatare tutti che è vivo e vegeto e sta benissimo. Ovvio che il 90% dei libri di questo tipo raccolgono una storia autobiografica, perché capita a moltissimi di cambiare in meglio, in conseguenza e per reazione ad un fatto traumatico o drammatico come se prima dovessimo vivere di persona un grande spavento, un grande trauma, una preoccupazione. Il nostro istinto di sopravvivenza? In ogni caso, l’autore descrive una abitudine, non tanto appunto una tecnica ma una abitudine, svegliarsi ritualmente alle 5 del mattino ed effettuare un percorso che traghetta fino alle 8 o 9 circa con la consapevolezza di aver messo in campo già una serie di attività utili alla nostra giornata. Non credo che molte persone che conosco e che si alzano a quell’ora per andare a lavorare lo leggerebbero volentieri però penso che quello che vuole comunicare abbia un senso e che questi lavoratori del primo mattino possano far slittare queste attività proposte ad un orario diverso.

Le attività che propone seguono il ritmo di un acronimo S.A.V.E.R.S. che sta per Silence, Affirmations, Visualization, Exercise, Reading, Scribing e quindi Silenzio (Meditazione), Affermazioni positive, Visualizzazione, Attività fisica, Leggere, Scrivere. Le ho scritte tutte con le iniziali maiuscole perché meritano un approfondimento preciso.

L’obiettivo che si persegue in questo modo è di scaldare il motore del proprio organismo ed impostare la giornata in modo tale da iniziare le nostre attività quotidiane con motivazione, centratura, focus e lucidità. Le testimonianze che si leggono in giro a riguardo mi hanno convinto a fare questo tentativo. Un tentativo per me difficilissimo in quanto sono una persona che produce molto a livello mentale, la sera tardi e la notte. Nel periodo della laurea, lavoravo a tempo indeterminato e studiavo alla sera, non fu un peso in quanto da nottambula o comunque da persona che ama la notte, il suo silenzio, il suo ascoltare, il mandare di rimando, la sua profondità, vivo male il mattino. Sono più simile alla civetta che all’allodola, il mio cronotipo è quindi amante della sera e della notte. Ci sono molti studi a riguardo e tutti noi conosciamo questa nostra preferenza. Cambia sicuramente negli anni, un adolescente si sveglia più facilmente alle 12, a mezzogiorno, mentre una persona anziana di preferenza alle 7am è già operativo. La prima domanda che mi sono posta quindi è… questo libro ci trasformerà tutti in allodole? Questa è una curiosità che ho sempre mantenuto a riguardo. E soprattutto è una cosa possibile?

Secondo l’autore e le testimonianze del caso, i vantaggi di una abitudine di questo tipo sono molteplici. Le attività di Meditazione e Affermazioni Positive, impostano mentalmente la nostra predisposizione a prenderci il nostro tempo e a rifletterci seriamente. S.A.V.E.R.S è la sequenza proposta dall’autore ma ognuno di noi può e deve personalizzarla in modo tale che siano collegate intimamente con i propri obiettivi generali di vita, il nostro scopo a questo mondo. Ed è proprio qui che viene il bello in quanto in molti non lo sappiamo o abbiamo le idee confuse a riguardo. Ecco che intervengono appunto la Visualizzazione e soprattutto la Scrittura. La scrittura autobiografica aiuta a superare i traumi a rielaborare le preoccupazioni, a tirare fuori quello che abbiamo dentro, a gestire e soprattutto a fissare i nostri obiettivi.

writeitdownUn altro libro molto interessante a riguardo e del quale parlerò in modo approfondito in un prossimo post è Write It Down, Make It Happen di Henriette Anne Klauser. Anche questo libro non è nato ieri, io lo porto spesso con me perché ancora più spesso dimentico di dedicarmi a questa attività. Per chiarezza aggiungo la foto dell’indice. Libro molto interessante, ma scriverò su questo anche in vista del corso che terrò durante l’estate su Scrivere di Natura ed Emozioni presso il Rifugio Isera di Lucca.

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Quindi ricapitolando, ci svegliamo alle 5, dopo esserci ripresi dallo shock ci beviamo un bel bicchiere di acqua e limone (la soluzione più quotata per mettere in avvio il nostro organismo in modo sano e che va bevuta almeno 30 minuti prima della colazione). Ci mettiamo in una zona tranquilla se siamo insieme ad altri conviventi e facciamo in modo di meditare per chi medita abitualmente o per chi inizia a farlo o riflettiamo, serenamente, ad occhi chiusi con calma, no musica o altri rumori. Silenzio.

Successivamente utilizziamo come un mantra una serie di affermazioni che ci riguardano, che sentiamo sincere e vere per noi e ripetiamole, per passare poi ad un esercizio di visualizzazione. Che obiettivo abbiamo, cosa vogliamo fare nella giornata? Abbiamo un esame da superare, un colloquio da effettuare? Una riunione delicata? Un intervento? Visualizziamo il risultato positivo per noi e come ci sentiamo a riguardo. In seguito, prepariamoci ad uscire per una passeggiata, una corsa o un po’ di Yoga in casa, un po’ di esercizio. Come si preferisce ma che sia esercizio. Quando è terminata questa attività, al tavolo scriviamo di getto quello che abbiamo dentro o gli obiettivi del giorno o altre affermazioni o la to do list e leggiamo, questo ci riaggancia ad uno storytelling che possiamo guidare a nostro uso e consumo per farci stare bene. Queste secondo l’autore le attività principali da personalizzare per poi proseguire verso la propria giornata vera e propria. Le testimonianze appunto raccontano di grandi cambiamenti interiori fatti di miglior presenza sia fisica che mentale per tutto il giorno.

Note importanti:

  • Il timing proposto dall’autore è suggerito in un’ora totale ma può variare a seconda delle personali esigenze
  • Al 99% avremo sonno prima alla sera quindi il consiglio è di andare a dormire prima e sempre alla stessa ora, rispettando possibilmente le 8 ore e non cercando di superarle
  • Facciamo questo esperimento se lo vogliamo veramente e senza la necessità di doverlo condividere forzatamente con gli altri conviventi, perché è un percorso personale. Sfido, sapendolo, qualsiasi mamma di bambini piccoli a fare questa cosa, le neo mamme sono in piedi spesso durante la notte e sconsiglio di fare queste prove. E’ una abitudine che va sperimentata quando si ha necessità di un grande cambiamento e definizione dei propri obiettivi e soprattutto quando si può gestire del tempo per se stessi  e il desiderio di impostare la propria giornata con proprio ritmo ed in buona forma
  • Vanno condivisi eventualmente i risultati perché questo è utile a tutti, nel mio caso userò il mio blog come impegno personale a rispettare questo patto con me stessa, almeno fino a quando voglio testarne l’efficacia, condividendo foto e percorso e risultati

Nel mio caso domani inizia il mio challenge farà il suo setup fino a lunedì prossimo. Il setup partirà con una sveglia alle 6am per poi procedere dopo un po’ di tempo verso le 5am. Non voglio fare promesse a me stessa che poi non riesco a mantenere, inoltre ho preparato il mio timing per questa settimana e il mio S.A.V.E.R.S sarà un po’ diverso, S.E.F.R.S.I., ovvero meditazione, esercizio (camminata 5000 passi per cominciare), Fotografia (pratica fotografica durante la camminata, una mia grande passione), Leggere e Scrivere  e impostazione di tutta la giornata.

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Un suggerimento che condivido volentieri per chi vuole monitorare il proprio ritmo del movimento fisico durante il giorno ma anche il ritmo del proprio sonno è l’acquisto del bracciale Xiaomi, in effetti non si contano mai i passi che facciamo e non consideriamo la qualità del nostro sonno.

Il bracciale riesce a monitorare il sonno leggero e profondo e la sua durata, dato interessante soprattutto se si vuole diventare un po’ allodola. Collegato al bracciale c’è una App che si scarica su tablet e smartphone o che si usa dal pc e si può collegare per maggior approfondimento a Google Fit con estensione al monitoraggio di attività diverse dalla camminata.

Io tendo a testare sempre di persona le varie teorie prima di proporle. Personalmente penso che sia nostro dovere cercare di arginare il nostro continuo lamentarci e procedere a fare le cose invece di subirle.

Mai dire mai.

E tu sei civetta o allodola?

Click.

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Dipende tutto da noi. Davvero? Un sistema per combattere la procrastinazione

Dipende tutto da noi. La nostra realtà intendo.

Sapevatelo.

Questo afferma la corrente di pensiero più in voga del momento, il pensiero positivo.

La realtà così come la percepiamo, è creata da noi.

Quello che è fuori, è dentro.

Il mondo esteriore è lo specchio del mondo interiore.

Uno dei settori più prolifico del mondo editoriale è il mondo del Self-help! Avrete letto di sicuro uno dei seguenti titoli:

  • Meditazioni di Marco Aurelio
  • I sette pilastri del successo di Stephen Covey
  • L’alchimista di Paolo Coelho
  • Sei come pensi di essere di James Allen
  • Autobiografia di Benjamin Franklin
  • Chi si aiuta Dio l’aiuta di Samuel Smiles
  • Intelligenza Emotiva di Daniel Goleman
  • Tao Te Ching di Lao Tzu
  • Un corso in miracoli
  • I libri di Emerson?
  • Altri 500000000112003 libri in commercio ed altrettanti in preparazione

Ognuno dei libri elencati merita un altro libro dedicato, ma veniamo al punto. Dipende tutto da noi.

Il rapporto con la nostra realtà è passivo perché deciso da altri e non da noi oppure è attivo, siamo noi gli artefici di quello che viviamo quotidianamente? Nice question.

Per lavoro vengo a contatto con moltissime persone e teorie e praticanti di tutto ciò, alcuni più convincenti di altri, l’unico modo per riuscire a risolvere questo arcano è provare direttamente.

Perché cerchiamo questa tipologia di libri motivazionali (indagine tra la gente comune):

  • Perché oggi ci sono molti strumenti che ci permettono di realizzare cose per conto nostro, a basso prezzo e velocemente. Mai come in questo ultimo periodo la parola Start up è stata utilizzata e abusata. L’idea del garage di Steve Jobs ha affascinato e continua a farlo, milioni di giovani ragazzi. Alcuni provano ad imitarne l’opera e ci riescono (Coraggio e Passione)
  • Perché l’ho visto fare da altri, ad esempio, c’è quella ragazza che ama i vestiti e farsi fotografare e oggi è valutata milioni di dollari/anno eppure è partita come una ragazza acqua e sapone, basta avere passione ed uno smartphone (oltre a tanta voglia di fare, impegno e visione aggiungo io…). Parliamo in questo caso di Chiara Ferragni…
  • Perché ogni giorno leggo dai guru che se mi concentro al massimo e riesco a farmi vibrare le corde vocali solo con il pensiero, probabilmente domani diventerò un tenore (cit. Legge di Attrazione)
  • Perché mi hanno convinto che bisogna crederci, crederci seriamente e fortemente (Fede e pazienza)
  • Perché lo sento, come ha detto mio cugino, che una soluzione c’è ed è li ad aspettarmi (Il caso non esiste)
  • Perché ci sono molte vetrine, fisiche e virtuali, in cui posso mostrare le mie capacità, posso cantare su Youtube e scrivere su Wattpad
  • Etc… Etc…

Perché dedichiamo tanto tempo e soldi a cercare di capire ed imparare e poi alla fine della fiera non facciamo nulla di tutto quello che ci viene consigliato? E continuiamo a lamentarci. La risposta è una:

Non facciamo le cose. Le piccolissime cose. Procrastiniamo.

Al di là dello scherzo e scrivendo seriamente, è proprio così. Che lo vogliamo o no, dipende tutto da noi. Forse non proprio tutto, non ho la risposta per questo, non so se alcuni problemi di salute siano effettivamente solo colpa nostra (anche su questo tema c’è una ricchissima letteratura a riguardo). So però, perché lo sto apprendendo anche io, senza crederci prima, che è proprio così.

Lo sappiamo istintivamente tutti che se siamo indisposti e ci svegliamo con il piede sbagliato (perché poi dovrebbe esserci un piede sbagliato???), la giornata prende una piega che non è molto in linea con le nostre aspettative. C’è una altissima probabilità di essere mandati a quel paese se la prima cosa che diciamo appena svegli a chi vive con noi è “Perbacco quanti capelli bianchi hai, stai invecchiando”. Quindi riflettendoci, dipende da noi.

Ho letto (da libraia che ha in libreria una valanga di libri di questo settore) tantissimi libri e anche articoli e partecipato a conferenze per riuscire a comprendere poi nelle piccole cose di tutti i giorni che è vero.

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E’ maledettamente vero. La nostra realtà quotidiana è creata da noi.

Ed è maledettamente facile da capire, quando ti prende quella cosa che si chiama momento di illuminazione.

E’ altresì maledettamente vero che è difficilissimo esserne consapevoli e comportarsi di conseguenza.

E’ ancora più difficile capire che è straordinario quando lo realizziamo nella nostra vita e che può cambiare tutto.

Non so se l’ho scritto in modo abbastanza convincente.

Cambia tutto

Questa famosa realtà che viviamo, del quale ci lamentiamo, che non ci convince, che ci mette sotto pressione, che ci deprime, che ci fa venire voglia di fuggire a volte, che non ci riconosciamo addosso e rifiutiamo improvvisamente ci appare diversa.

Diventa come deve essere

Certo bisogna fare un po’ di esercizio. Ma ne vale la pena amici. Ve lo assicuro.blog2

Voglio condividere quindi il mio percorso che è anche quello che consiglio. La filosofia è sempre la solita. Inutile spendere migliaia di euro per corsi motivazionali, leggere fino allo sfinimento oppure comprare DVD e scaricare film a tema se non si è pronti a ricevere. Tutto questo materiale è come l’acqua di una diga. Se la diga è chiusa l’acqua non passa. Se l’acqua è troppa la diga cede e si rischiano i disastri. Se l’acqua non c’è, muore tutto quello che c’è intorno e che di acqua vive.

Per ricevere bisogna fare due cosette semplici, semplici:

  1. Pianificare questo percorso. In questo caso significa che bisogna dedicarsi il tempo per metterlo in piedi questo sistema, pianificandolo. Senza farsi venire il mal di testa. Scrivete sul calendario attaccato al frigo, martedì pomeriggio dalle-alle, pianificazione. Se qualcuno vi chiede di cosa si tratta, non date spiegazioni. Non siete tenuti. E’ cosa vostra. Ma farà bene a tutti
  2. Lasciare che sia. Quello che accadrà in questo percorso vi lascerà un po’ perplessi e stupiti e direte. Tutto qui? Mi sembra troppo semplice. Ebbene, vi do questa notizia. E’ così. Quindi basta chiacchiere.

Ed ora veniamo al metodo, con gli esempi viene sempre bene.

Esempio 1. Supponiamo che vi state lamentando perché la mattina fate sempre tardi. Caos, salto della colazione, ma siete troppo stanchi e lavorate sempre e tutti chiedono e tutti vogliono, c’è la fila in bagno e voi siete sempre quelli che si sacrificano etc etc… La persona che inizia così la giornata, verso le 17 dirà “Non posso più continuare così, stasera provo ad andare a letto prima, devo cambiare stile di vita, da domani 10 km di corsa e poi doccia”. Il rischio in questo caso aumenta perché se non avete il tempo di bere il caffè, come fate a trovarlo per andare a correre? Qualcosa non torna. La realtà, che non desideriamo, è che facciamo tutto in ritardo e quella che invece desideriamo è fare tutto e presto. Se poi analizzate l’ultima settimana e verificate quante volte avete fatto tardi o le corse vi accorgerete che c’è la risposta. Prendete un foglio e scrivete i giorni e descrivete come sono andate le cose. 9 volte su 10 la risposta sta nella riga in cui c’è scritto “Devo essere in ufficio alle 9, ho 30 km da fare in auto e mi sono svegliato alle 8”. Il primo pensiero è “Un’ora mi sembra sufficiente, cosa non va?”. Potreste chiedervi se avete preparato tutto per la colazione la sera prima. Avete preparato le tazze, il pane, i biscotti, la tazzina? La moka del caffè era già pronta sul fornello? Gli abiti erano già stati scelti? La maggior parte delle volte la risposta è che queste cose sono ininfluenti, che è colpa di qualcuno che si è fatto attendere dentro il bagno al quale avete ceduto il posto e che vi siete macchiati e dovuti ricambiare. Una mattina in continua emergenza! Non va bene ed è sempre colpa degli altri. Se aveste preparato tutto prima, la mattina avrebbe avuto un tono diverso. Chi vi ha impedito di sistemare tutto prima? Nessuno. E’ una vostra scelta. E’ banale. Ma il risultato, se cambiate strategia è straordinario, perché diventa un modo di vivere.

Esempio 2. Volete partecipare ad un concorso letterario, non avete coraggio, tante cose da fare. Analizzate la giornata e capite che c’è sempre qualcuno che si intromette e non vi lascia il tempo di fare le cose. E non le fate. Scadono i termini per la presentazione del concorso. Siete fregati. Soffrite. E’ colpa del destino. Davvero?

Ecco uno strumento che uso e faccio usare.

Prendete 3 cartoncini della dimensione di un biglietto da visita o poco più, rettangolari. Se dite che non li avete e bisogna andare a comprarli, state procrastinando. Non state facendo una cosa per creare la vostra realtà, che si compone di tante giornate di cose da fare che portate a termine.

Misure ideali: 10 x 15 cm. Tre colori diversi.

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Sul primo, ipotizziamo il giallo, scrivete 1 su un angolo (poi verrà automatico ricordarlo grazie ai colori). E’ il Tag del mattino, quello che usate quando vi svegliate. Definite 7 attività principali che fate ogni mattino appena svegliati e che sono obbligatorie per avviarvi alla giornata vera e propria (che vi piacciano o meno). A sinistra un mio esempio. Non dovete cancellare quelli in grassetto. Segnate per ogni mattina con una X le volte in cui la risposta alla domanda è negativa.

 

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Tag 3, è il Tag della sera. Si usa prima di andare a dormire. Stesso meccanismo del primo foglio e sarà di un altro colore. Non cancellare le parti in grassetto, definite 7 attività che dovete/volete fare per accompagnarvi nella vostra realtà ideale.

Regola per compilare i Tag: Dovete sempre scrivere un task ed aggiungere una domanda. La domanda che verifica se avete concluso il task precedente. E’ su questa risposta che saranno misurate le X.

Tante X significa che dimenticate o non fate sempre la stessa cosa. Quindi o la cosa è inutile o non vi interessa o se dovete farla forzatamente, avete un problema da affrontare.

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I checkpoint giornalieri invece li mantenete così oppure ne create altri da utilizzare durante il giorno e tra il Tag 1 ed il Tag 3. Portateli sempre con voi e ricordatevi di controllarli e rispondere alle domande, mentre siete in coda, in auto, a pranzo, ovunque. Segnare con X, rispetto al giorno, se la domanda ha una risposta negativa. Serve a fare un checkpoint. Dopo circa un mese, se lo fate tutti i giorni, lo farete in automatico.

L’obiettivo è svegliarsi o meglio, rendersi conto di essere vigili sul proprio destino. Verificare sempre. Il motivo per cui si segnano le X quando la risposta è negativa non è casuale. Vedere tante X deve farci porre delle domande.

Tante X significano che siamo passivi rispetto alla nostra giornata.

Lascio in allegato una versione .pdf da scaricare, in bianco e da compilare per chi volesse utilizzare questo metodo.

Ogni feedback è gradito.

C’è sempre una cosa importante da ricordare quando venite presi dallo sconforto. Fare cose, le cose che ci servono per raggiungere un obiettivo, le cose anche piccole, tipo preparare la moka la sera prima, mandare il plico con il nostro manoscritto, è fondamentale per crearci la realtà di cui abbiamo bisogno.

Il nostro obiettivo è composto da tanti piccoli task. Piccoli e banali. Per riprendere l’esempio 2, per mandare il manoscritto devo andare alle poste oppure devo mandarlo via mail.

Se non lo fai, non è perché sei sfortunato. E’ perché non ti interessa abbastanza.

Do the work!

File da scaricare in .pdf.

Checkpoint (84 download)
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