Bacon non mi fa dormire Distorcere la realtà, per svelarla

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Ho passato una notte insonne, anzi più notti insonni di seguito. Questo mi succede quando penso troppo, ovvero, quando penso di non pensare e invece i pensieri e le loro immagini si nascondono e aspettano di uscire allo scoperto, proprio quando spengo la luce. Queste immagini sono cariche di un alone intenso, di diversi colori e sembianze. Sono rimasta molto colpita da un documentario su Francis Bacon, una sua lunga intervista degli anni ottanta. Pittore irlandese mancato nel 1992 dotato di una capacità espressiva incredibile e spesso violenta. I suoi dipinti inquietano, turbano e catturano, ti urlano addosso. E’ un urlo che non percepisci chiaramente ma ti richiama, ti risucchia e ti mette in allarme. A volte puoi sentirti giudicato, a volte inghiottito dai colori cupi e gotici. Cerchi di interpretare volti, parti di volto, immagini di corpi in movimento e li fissi, con attenzione, cercando di carpire messaggi tra le pieghe che si aggrovigliano e ti perdi tra colori, materiali e sfumature. Cerchi una forma che subito non viene, devi spostarti lontano dall’immagine intera per riuscire a catturare il significato, il tuo significato, non tanto quello sancito dai manuali di storia dell’arte. Poi ti riavvicini e osservi nuovamente, segui le forme, spesso circolari e ti gira la testa se le fissi, senti il movimento. Vorresti stare fermo ma non puoi o forse non vuoi, come non voleva Bacon che amava stare tra la gente e osservarla mentre si muoveva.

Immagine tratta da exibart.com
(Immagine tratta da exibart.com)

Il materiale umano si discioglie, diventa materia liquida. Si, sono immagini che colpiscono e possono agitare. Però ho voluto analizzare le parole di Bacon che lucidamente affermava di non voler raccontare storie, non aveva nulla da insegnare a nessuno. Voleva scioccare se stesso, voleva stupirsi, scuotersi, sfidarsi. Ispirato dalla fotografia e dal momento, qui e ora che racchiude la vita, si fissa e analizza con attenzione il lavoro di Eadweard Muybridge che nel secolo prima sviluppò un incredibile studio fotografico sul movimento dei corpi di animali e uomini.

E’ questo che mi ha aperto la via e mi ha dato il mio attimo giornaliero di illuminazione. Non avevo mai osservato Bacon in questo modo, pur avendone viste di mostre in suo onore. L’avevo un po’ snobbato pur amando i surrealisti e forse senza averli compresi mai. Bacon surrealista? Secondo me, no, non lo era.

Perché  dunque, dovrebbe tanto interessare a un consulente tutto questo, se non per interesse artistico e storico? Perché probabilmente è arrivato il momento che aspettavo senza sapere di aspettarlo. Il momento in cui gli interessi convergono verso un unicum prima incomprensibile e ora svelato. Nel mio studio quotidiano della Grafologia che implica quindi un approfondimento sulla Neurofisiologia e la fisiologia del movimento, mi chiedo ogni giorno dove abbiamo abbandonato questo ‘reale’ movimento. Oggi si usa dire “Sono sempre in movimento” ma è davvero così? Siamo sempre fermi anche se ci muoviamo, questo il mio parere. Ci spostiamo certo, dalla posizione A alla posizione B. Ma se andiamo a cercare il significato della parola dovremmo scorgere oltre a trasferire, spostare e mettere in moto, anche cangiare, cambiare… Osservando nuovamente le immagini dei ritratti di Bacon e tutti i suoi quadri ho deciso di seguire questa intuizione. Noi siamo fermi eppure dentro di noi moltissimi movimenti avvengono ogni frazione di secondo. Sono attimi di vita senza i quali non potremmo sopravvivere, eppure all’apparenza stiamo fermi. Eppure cambiamo dentro, migliaia di operazioni fisiche e chimiche avvengono tra le pareti dei nostri tessuti e nessuno se ne accorge da fuori. Ma cambiamo, invecchiamo, ci trasformiamo. Allo stesso tempo mi chiedo se il movimento che eseguiamo durante tutto il giorno anche in modo frenetico sia effettivamente produttore di cambiamento. Certo, come scrivevo qualche riga fa, ci spostiamo, ma muoversi, cambiare, trasformarsi muovendosi cosa significa? Che impatto ha tutto questo movimento nella nostra vita fisica emotiva e spirituale? Questo è un argomento di studio sul quale sto lavorando intensamente, mi piace molto scoprire in ambito aziendale come si debba procedere per produrre un cambiamento che sia reale e non sia solo spostamento. E soprattutto, il movimento ha davvero questa responsabilità? Deve cambiare?

In molte organizzazioni in cui le persone convivono da molti anni in uffici sempre uguali e statici si tesse una rete invisibile fatta di nodi relazionali e memorie. E’ un lenzuolo invisibile, spesso immobile, stantio e si percepisce. Una delle soluzioni messa in campo per prima è la riorganizzazione che è creazione di movimento, verticale o orizzontale all’interno della struttura e richiede a volte anche uno spostamento fisico di risorse e persone. Si remotizzano i lavori e si richiede flessibilità negli spostamenti. Si rivede anche l’ambiente di lavoro, si organizzano nuove procedure e tagliano costi, la maggior parte delle volte. Dopo un mese o due, sembra tutto diverso, grazie a nuovi e dipinti uffici oppure a nuovi interlocutori aziendali. Dopo un anno si ritorna alla situazione iniziale. Perché? Perché abbiamo prodotto solo spostamenti, non movimenti in grado di trasformare in modo alchemico e produrre nuove soluzioni e reale cambiamento.

Come fare? Se ti interessa approfondire questo argomento, segui il mio lavoro oppure contattami per una prima valutazione organizzativa. Scoprirai che approfondire questa tematica ti risparmierà molte fatiche.

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