3 tipi da evitare mentre si avvia una Startup

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Diciamocelo chiaramente: farsi venire in mente di avviare una Startup al giorno d’oggi è di moda.

Se poi ci si sta lavorando da due anni e si sbatte la testa ogni giorno contro il muro è da pazzi scatenati.

In questo lungo percorso ancora (fortunatamente) estremamente vivo (sono solo al 15%) ho convissuto con elementi di ogni genere, incontrati nell’ambiente familiare oppure semplicemente tra un corridoio e l’altro di qualche edificio.

Siamo tutti d’accordo su una cosa (penso), ovvero se hai veramente una passione e ci vuoi investire dei soldini, probabilmente hai poca voglia di scherzarci sopra e molta di fare sul serio. Nell’epoca attuale non puoi fare a meno di incontrare persone anzi, ogni persona è portatrice sana di una opportunità e quindi in un momento di investimenti, ben venga il networking ed i consigli!

Ma ci sono persone dalle quali bisogna stare lontani anni luce e me ne sono accorta strada facendo.

Il consulente all’Italiana (che non significa il consulente Italiano!)

Nessuno me ne voglia ma secondo me, in Italia, manca quel certononsoche che a volte aiuta nelle relazioni con il prossimo. In questi giorni il fenomeno è dilagante. Siamo tutti CT della Nazionale, Sismologi affermati e fisici delle Particelle ed affermiamo di aver acquistato il Bosone giusto una settimana prima su Groupon. Diventiamo esperti nei modi più assurdi e ci gustiamo il diritto di esserlo perché abbiamo visto Porta a Porta e Matrix o peggio Quarto Grado :S. In questo percorso io mi sono fatta accompagnare da un coach molto italiano anzi molto romagnolo 🙂 e lo ringrazio moltissimo. Mi ha aiutato a fare il primo giro di ruota nel chiarire dentro di me ciò che serviva allo scopo e mi ha dato fiducia e l’occasione per iniziare insieme delle collaborazioni. Da qualche tempo ho chiesto aiuto oltre frontiera, anzi molto lontano, negli USA. Non c’è nulla da fare, sanno mettere il fuoco nelle vene quando si tratta di inseguire i propri sogni. E lo sanno trasmettere. Sto imparando moltissimo da alcuni personaggi, blog e libri (Seth Godin,  Michael Hyatt, i vari esperti di Ted.com, Leo Babatua, Don Tapscott, Teresa Amabile, Henry Mintzberg, e tantissimi altri anche ad Est). E’ il regno di The Secret, lo sappiamo e sappiamo che sono stati bravi anche nel marketing, nel farti credere ad una grande illusione (l’Universo come un supermercato). Ma siamo sicuri che si tratti solo di illusione? Oltre a blog e libri partecipo ai vari forum per chieder supporto oppure mando messaggi privati anche ad insegnanti di Università Americane e ci credete? Rispondono! E’ sempre un consiglio che ha una visione, una motivazione forte a dare una mano. Ricordo quando sono stata negli USA e precisamente a New York. Non sono una praticante di chiesa però ho partecipato alle cerimonie della domenica ad Harlem. Mi sono commossa! In chiesa non volava una mosca e tutti ascoltavano, cantavano e si prendevano per mano. Dopo la Messa si condivideva il cibo portato per le famiglie bisognose che silenziosamente aspettavano. Saranno solo pazzi? Non so. E’ anche il luogo in cui mi sono iscritta per 5 dollari al Club degli amanti delle Nuvole e dove ho visitato un negozietto, l’Ospedale degli orsetti di peluche. Certo stravagante, certo da fuori di testa! Come lo chiamano loro? The suspension of disbelief quel particolare stato in cui si smette di vedere con gli occhi della realtà e ci si pone nella modalità Facciamo come se... esattamente come quando si guarda uno spettacolo di teatro, di fantasia ma ci si immedesima in una nuova realtà. Da questi colleghi, quando avanzo ipotesi fantasiose non mi sento derisa, al massimo ci ridono sopra con me e mi fanno osservare i lati poco probabili della situazione. Ma nulla sembra impossibile, pare ci sia sempre un piano B, un qualcosa che si avvicina il più possibile a ciò che voglio realizzare. C’è sempre un Si potrebbe... , un’altra prospettiva e soprattutto una grande spinta verso la propria motivazione, la condivisione, la voglia di fare bene ma con un profitto. Ecco secondo me vanno evitate le persone che non sanno fare il gioco del Facciamo come se…, che distruggono con l’imperativo del business plan a cinque anni e che sanno solo rispondere… ci vogliono 200k euro! Me ne basta un decimo! Purtroppo non è questione di pessimismo/ottimismo è un altro discorso! Questi tipi di consulenti si dichiarano ottimisti! Ma vedono solo la carta, il numero in basso a destra e non sanno se ti brillano gli occhi mentre parli di ciò che vuoi realizzare!

I parenti

Ahimè, mi tocca scriverlo. Non si tratta (solo) di parenti serpenti. Si tratta penso di normale preoccupazione… “Mica ti licenzierai per fare questa roba qua? E poi cosa fai se va tutto male? E il mutuo? Ah ti ricordi tua cugina che ha lasciato il lavoro pensando alle chimere e poi si è trovata senza nulla?”. Si mi ricordo! Ma ricordo anche che poi ha ricominciato alla grande a fare una cosa che la appassiona. Il familiare (vicino o lontano) è secondo me l’ultima persona da coinvolgere. Nel gruppo ci sono anche mogli, mariti e fidanzati/e. Possono starci vicino ma temo che la visione del domani possa arrivare distorta e con un po’ di carica emotiva e di paura. Il se va male è una preoccupazione che non possiamo ignorare però nella mente di chi ci ama è sotto una lente di ingrandimento che la ingigantisce di un migliaio di volte e potrebbe terminare nella famosa profezia che si auto avvera e che si risolve con una frase che odio “Te l’avevo detto io…”. Quando ho dovuto decidere a chi affidare l’insegnamento dello sci a mia figlia mi è stato caldamente consigliato (ed è bene così) che fosse un maestro esterno alla famiglia ad occuparsene e non me ad esempio. Sarei stata poco convincente, piena di aspettative nei suoi confronti e carica di voti, un po’ come “visto che siamo parenti ed io non sono riuscita bene in questa cosa, non ci riuscirai nemmeno tu”. Ci vuole distacco emotivo. Credo sia giusto chiedere supporto ogni tanto, condividere le linee guida principali ma non coinvolgere in decisioni che possono far virare la nave da una parte o dall’altra. Certo se poi la startup vi porta all’estero questo è un altro paio di maniche. Chi ci ama (ma anche no, il parente serpente ad esempio 🙂 ) potrebbe trasferire su di noi le proprie paure e noi, a nostra volta, ci sentiremmo (forse) in dovere di fare ciò che si aspetta da noi. Questo è il mio sentire ed il mio vissuto. P.s. evitare in questo caso ha il significato di … non coinvolgere più di tanto

I vampiri

Sono quelli che vi stanno sempre intorno chiedendo aiuto, per qualsiasi cosa a qualsiasi ora. Li avete aiutati moltissime volte ed ascoltati ancora di più ma proprio non ce la fanno. Sono insicuri ed indecisi su tutto, tremano all’idea di prendere una decisione che poi sono costretti a perseguire e del quale si lamentano con voi subito dopo perché temono di aver scelto la strada sbagliata. A questi signori va detto “No, grazie, oggi non ci sono”. Sono estenuanti, demotivanti e sembrano perseguitati dalla sfortuna. Dopo un po’ anche voi cominciate a credere nella sfortuna perché loro hanno un catalogo di eventi da far rabbrividire chiunque. Un no, può solo far bene, subito fa male, malissimo. Poi passa. Io ho avuto intorno alcune persone di questo tipo ed assicuro che per chi è molto empatico come me, l’energia dura poco. Veicolateli verso strutture che si prendano cura di loro.

Io noto che la parola ed il concetto di cui ho più bisogno è Energia. Dobbiamo cercare di conservarla a tutti i costi e piuttosto frequentare persone che siano in grado di rigenerarci e darci fiducia in noi stessi.

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