Rileggere Selznick, oggi

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Ho pensato a Selznick ed al fatto che, oggi, possa dire la sua (yes!) dandoci degli avvertimenti, soprattutto alle aziende che si trovano ancora nella terra di mezzo, che non hanno ancora capito se è meglio stare dentro o fuori (dalla rete). Queste aziende sono pur guidate da un imprenditore che non necessariamente è un leader. Si spera che lo sia o possa dimostrare o possa esser in qualche modo consigliato da chi lo è. In buona sostanza, è meglio che lo sia, oggi.

Migliaia di realtà imprenditoriali nascono ogni giorno, ognuna porta con sé sogni, promesse e piani. Chi sa fare la differenza è chi sa permanere nel lungo periodo sfruttando al massimo gli strumenti e le logiche di breve. Chi sa arrivare in cima alla scala, anche se è ripida, a chiocciola, senza fine, tortuosa, incomprensibile ed incerta. Ci arriva perché ha la capacità di capire che ogni giorno ci sono a disposizione strumenti tali da consentirci di vedere la fine di quella scala, dandoci fiducia, facendoci credere che in un modo o nell’altro riusciremo a farla tutta. E’ una politica di piccoli passi? Può essere. Ma può anche essere l’imprenditorialità di chi sa osare e fare reverse thinking, vedendoci nuove opportunità. A volte infatti, aspettare troppo per fare una mossa si dimostra controproducente e fatale. A volte è vero il contrario. Ed allora che dovrebbe fare un leader?

Deve correre dei rischi. Una parola odiosa ed adorabile per una startup.

Ci sono dei rischi della leadership che trovo molto attuali, i rischi nominati da Selznick appunto:

  • fuga nella tecnologia
  • opportunismo
  • utopismo

Credere che la risposta sia armarsi di tutta la tecnologia possibile, perché se non ce l’hai sei out, può essere una soluzione? Avere più bottoni, server, reti, connessioni , software ed una pagina facebook può dare l’illusione di avere il proprio perimetro coperto? Una metafora che mi piace pensare a riguardo è… avete presente in quei film d’azione in cui si manomettono le videocamere a circuito chiuso in modo tale che le guardie controllino gli schermi vedendo tutto ok mentre i ladri si portano via il bottino? Ecco.

Opportunismo=fretta=breve termine. Il breve termine è ok ma non vive senza il lungo termine. Ci interessa vincere la guerra, perdendo anche qualche battaglia. Vincere tutte le battaglie e perdere la guerra significa perdere, con una immane quantità di sacrifici umani e non umani. La fretta è cattiva consigliera, è la velocità che è una buona alleata. Non sono la stessa cosa. L’opportunismo = importante è partecipare. Invece no, importante è fare una mossa alla giusta velocità tanto da permetterci di arrivare primi alla scelta successiva. Qualcuno lo chiama vantaggio competitivo, io trovo il termine inflazionato. Importante a tal riguardo l’analisi di Selznick in quanto non esclude il compromesso. A volte il compromesso è utile ma a patto che non diventi il fine dell’organizzazione.

Utopismo=fuffologia se usato male. I grandi ideali sono ok, volano alto ma il vento deve essere soffiato da noi.

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