Killer della creatività

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Si chiama Sindrome da Perfezionismo!

La necessità assoluta di essere irreprensibili, di non trovarsi mai a ricevere delle critiche (motivate o meno), il bisogno di saper fare tutto e subito e soprattutto benissimo… . Uno strazio. Combatto questa sindrome praticamente da una vita ed ora che sono alle prese con la nascita della mia attività, il lavoro si fa più difficile.

Ti guardi e riguardi i video di grandi come Steve Jobs che ti ripetono alla follia che fallimenti o insuccessi sono passaggi necessari per fare le grandi cose che la vita prospetta per te. Ti rassicuri un secondo e poi cambi idea immediatamente alla prima avvisaglia di pericolo, ovvero non avere tutto sotto controllo.

Il perfezionista teme, appunto, di perdere il controllo della situazione, deve avere una visione a 360 gradi di tutti gli aspetti della propria attività, esegue mille lavori contemporaneamente e soprattutto va in tilt quando una di queste attività non viene svolta con voto 10 ma 8.

Immaginiamo ora cosa significa far crescere una azienda e soprattutto nei tempi attuali in cui non sai a chi chiedere e cosa perché hai il timore che ogni risposta sia sbagliata (anche se magari è giusta, ma il perfezionista diffida per natura). Cosa vuol dire quindi per un imprenditore o aspirante tale, essere preda della sindrome da perfezionismo?

More about Imperfetti e feliciTempo fa mi hanno regalato un libro Imperfetti e Felici di Christophe André. L’ho letto con passione e mi sono ritrovata in tutte le cose scritte, pare infatti che la sindrome da perfezionismo colpisca gli insicuri e chi si stima poco… Mah!

Ma lo sapete che fatica è dover rispondere sempre ad altissime aspettative su se stessi? Quel rumoreggiare continuo nella testa che ripete che non hai fatto bene una cosa e se questo e se quello e cosa succederà e serve un piano b, piano c, piano d perché le cose devono andare dannatamente bene? Quel sentirsi poco all’altezza delle situazioni che ti richiedono costantemente un feedback.

Poi viene il momento dell’abbandono e quando sei stanco alla fine ti chiedi che senso ha tutto questo correre dietro alle performance e dentro di te fai la seguente affermazione Ma chi se ne frega! Al diavolo! Questa volta vada come vada. Per un po’ stai meglio perché ti godi quei 5 minuti di vissuta normalità, poi capita davvero l’imprevisto, ovvero il tuo abbandono è nocivo in qualche modo ad una situazione. Il perfezionista infatti non molla mai la presa perché ha un continuo bisogno di controllare, non delega o lo fa per finta (visto che poi ricontrolla ogni cosa). La volta che molla questa presa lo fa in modo sconsiderato ed eccessivo in quanto guarda caso, in quella determinata situazione, non avrebbe dovuto farlo e quindi si ritorna al punto di partenza, con la testa che ti dice Hai visto? Hai dato ragione a quelli che ti dicevano di lasciare andare ed è successo un caos!.

Che fare dunque? Io, grazie anche all’agopuntura (qualcuno si chiederà come ma lo spiegherò) ho ritrovato un po’ della mia umanità ed ogni tanto abbasso gli standard per risparmiare energia. E’ dura però, molto dura. Il più grande impedimento che il perfezionismo causa è quello che io chiamo blocco del rischio. Il perfezionista passa molto tempo a farsi un sacco di papere cerebrali per capire se una determinata decisione è giusta o sbagliata. Io lo sto facendo per un paio di copertine. Razionalmente mi rendo conto di questo limite, che senso avrebbe ritardare l’uscita di un libro per il colore della copertina? Eppure è cosi, si brucia un sacco di energia a cercare di capire quale sia la decisione migliore in un albero di decisioni che non ha mai fine. Ti metti in testa che in effetti gli imprenditori sono questi, sono uomini e donne che rischiano ogni giorno, che a volte azzardano una ipotesi perché comunque vi sarà sempre maggiore incertezza ed oggi non vi sono più sicurezze, si deve tentare, in modo intelligente, ma si deve tentare senza stare fermi. Il secondo limite del perfezionismo è la procrastinazione. Il continuo disbrigo di se e di ma e di accadimenti possibili dietro ad una decisione abitua a rimandarla il più possibile a tempi migliori. In realtà ti rendi conto che i tempi migliori non arrivano mai perché l’unico tempo migliore per fare una cosa è ora, subito, immediatamente. Quanto tempo perso a dire, domani provo con un altro illustratore, forse è meglio se sento anche il parere di quel personaggio, ci dormo sopra. Maledetta procrastinazione! Su questo elemento di disturbo io sto migliorando moltissimo e questo anche in virtù di una migliore organizzazione e di un men controllato controllo del rischio. Quando mi rendo conto che sto menando il can per l’aia in cerca di una decisione che sia più decisa di quella del giorno prima, mi siedo subito a cercare una soluzione, anche parziale e me la scrivo. Provo ad abbozzarla ed a metterla in piedi, dopo un po’ mi rendo conto che sto eseguendo il mio compito senza tanto perdere tempo ed alla fine anche l’ansia si placa.

Mi viene in mente anche un altro libro che leggevo ogni tanto qualche tempo fa ma è a tratti molto interessante. Si tratta di Psicopatologia del Management di Andrea Castiello D’Antonio.

More about Psicopatologia del managerIl succo del discorso è sempre lo stesso ovvero difficile separare la persona dal ruolo e spesso per studiare le patologie del ruolo si devono prima approfondire quelle della persona che lo ricopre, o del suo stile psicologico.

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