Fuori dall’aula nessuna pietà: formazione liquida

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Molto spesso capita che la formazione aziendale non trovi terreno fertile perché confusa con la prima ora del lunedì al Liceo,  la classica lezione scolastica.

La formazione professionale in aula è istituzionalizzata, ha una pianificazione in termini di calendario e di tempo. E’ organizzata in spazi delimitati, materiale standardizzato in cartellette sponsorizzanti valori aziendali. Impegna a rotazione persone omogenee, interessate ad un argomento specifico determinante per un ruolo. In poche parole, trattasi di movimentazione fisica di risorse umane e materiale didattico generato a vario titolo a seconda dell’occasione, tutte cose che si possono riprodurre e stampare e per questo motivo, tecnicamente abili al trasferimento di conoscenza.

Teorema superato: c’è un tipo di formazione potentissimo, ignorato, sottovalutato e mortificato. E’ la formazione informale.

Si forma chi ha tempo per studiare ed elaborare e sperimentare un determinato aspetto del proprio ruolo e lo mette in pratica in modo diretto e costante. E’ un formatore chi è particolarmente preparato in un determinato campo e si fa leader naturale del suo gruppo di progetto e di lavoro per erogare le proprie conoscenze in modo informale e non strutturato. Si forma anche chi viene istigato a prendersi delle responsabilità che non ha mai assunto ed è spronato dalle difficoltà e dalle incertezze a crescere sia personalmente che professionalmente, si rimette in discussione e autoalimenta i propri bisogni informativi.

Esiste la formazione in riunione, quando si coinvolgono persone che trattano i vari aspetti di un processo, quando si stimola la collaborazione e la ricerca di soluzioni congiunte, convenienti e condivise. E’ formazione la costituzione di comitati che si autogestiscono per condividere errori che agiscono in modalità sistema.

Innegabile in tutti questi casi il ruolo delle emozioni, del coinvolgimento e della motivazione.

Ogni giorno vengono erogate ore ed ore di formazione gratuita ed invisibile. Questo processo va ricercato, stimolato, potenziato e lasciato libero.

Ci sono persone in azienda che hanno la naturale capacità di erogare informazioni importanti, istruzioni e soluzioni urgenti ad altri colleghi. Magari lo fanno perché devono, ma non è un caso che ci si rivolga sempre agli stessi quando ci sono difficoltà. Questi individui risolvono pasticci di primo e secondo e terzo livello. Sono considerati operativi proprio per questa loro caratteristica, in realtà hanno visione e lungimiranza a 360 gradi e conoscono a fondo una questione e la risolvono anche se non di loro diretta competenza.

Si informano tra un compito ed un altro e sono un punto di riferimento continuo e prezioso per gli altri colleghi. Su di loro bisogna puntare, si deve investire. Sono leader, spesso anche carismatici oltre che competenti, per il loro modo preciso di spiegare le cose, non sono formatori di professione ma hanno l’incredibile capacità di rendere curioso, interessante e ben digeribile anche l’argomento più ostile. Le conoscenze da loro distribuite hanno un duplice valore: sono concrete e di immediato consumo.

Ma cosa fanno di magico queste persone? Mettono in moto processi creativi utili ed a fattor comune elementi preziosi di conoscenza. Sono facilitatori dell’apprendimento, senza sapere di esserlo e senza che venga loro riconosciuto. Sono formatori, forse i veri formatori.

Lo siamo un po’ tutti.

Al diavolo le aule. Apriamo le porte e facciamo circolare la conoscenza.

Salviamo le informazioni prima che diventino nozioni, altrimenti si, in questo caso, sarebbe come essere al Liceo, il lunedì mattina e questo è un altro discorso.

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