Formazione. Una ne fanno, cento ne pensano. Ma sempre una è.

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“Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti”.
Jules Henri Poincaré – Scienza e metodo .
Meravigliosa definizione di creatività di Poincaré e che ho fatto mia.

Oggi ho ricevuto l’invito a partecipare ad un corso di formazione creativa e la cosa mi ha incuriosito. Non è la prima volta che leggo questa definizione. Gli ultimi anni hanno visto la proliferazione di terminologie legate alla formazione (e di scuole annesse).

Formazione creativa? Ed io che pensavo che la formazione fosse per sua natura, un atto creativo, esattamente come lo definisce Poincaré.

Formazione sensoriale, istintiva, digitale, olistica e chi più ne ha e più ne metta. Eppure sempre formazione deve essere, con varianti organizzative e progettazioni diverse, ma sempre di formazione stiamo parlando. Io credo che queste definizioni allontanino fortemente dalla sua essenza principale che è a mio avviso, evidenziare strumenti di pensiero e azioni che diano la possibilità di riordinare e generare nuovi scenari partendo da ingredienti noti. Esattamente come in cucina, probabilmente non siamo abituati ad usare il mango, ma il mango è sempre esistito e siamo noi che non l’abbiamo mai inserito in una ricetta. Il nostro maestro chef sposta l’attenzione sul mango e ci insegna le incredibili varianti di gusti e colori che questo alimento può portare.

Ritorno sempre alla mia filosofia di base. Fare cose nuove partendo da cose vecchie o detta meglio, fare cose nuove con quello che si ha. Io non sono pienamente d’accordo con chi afferma che se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto. Anzi, chi si ostina a cercare nuove vie a volte si perde e basta.

Io penso che molte aziende ed istituzioni (e di conseguenza le persone) si perdano il bello della diretta ovvero si concentrino troppo su ciò che un titolo di un nuovo corso di formazione aziendale e/o professionale portano in azienda, spendendo moltissimo denaro e risorse (ad esempio il tempo), quando invece la maggior parte degli ingredienti di base sono già presenti e ciò che serve non è tanto un nuovo formatore quanto la sua naturale evoluzione al tempo di oggi, ovvero, il coordinatore di conoscenza o distributore di cultura aziendale o generatore di pensiero, chiamatelo come volete.

Colui che riesce ad ammaestrare la furia delle nuove conoscenze, le incredibili reti invisibili di connessioni culturali e simboliche di una realtà e le traduce in cultura aziendale o nuova conoscenza distribuita utile agli individui che ne fanno parte, vince.

Punto.

 

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